Mario Negri - Istituto di Ricerche Farmacologiche

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Gli eventi di questi cinquanta anni dalla nascita

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Milano City Marathon - Fai correre la ricerca

Governare la ricerca pre-clinica in modo efficace e trasparente

Sclerosi Laterale Amiotrofica: i malati e la ricerca

Concerto - Uno Stradivari per la Gente

Registro Studi Clinici

Corso Perfezionamento Fondazione Tonolli

Workshop - La fiscalità per gli enti non-profit di ricerca scientifica

Giornata di studio - Psichiatria: Neuroscienze, contesti di vita e metodo scientifico

Article - Should there be easier access to new drugs?

21st SETAC Europe Annual Meeting

Album fotografico

50th Anniversary Symposium

Tavola Rotonda - Integratori e Farmaci

Gli eventi di questi cinquanta anni dalla nascita


primiRicercatoriNel settembre del 1957 di ritorno da un lungo viaggio con Alfredo Leonardi negli USA ho radunato il mio gruppo di ricercatori operante all’Istituto di Farmacologia dell’Università di Milano. Avendo toccato con mano il livello professionale della ricerca scientifica americana, volevo esprimere loro la mia perplessità sulle condizioni della nostra ricerca. Si trattava di decidere se emigrare tutti in America oppure cercare di far qualcosa al di fuori dell’Università rimanendo in Italia. E’ prevalsa la determinazione di non emigrare.

Ero stato molto colpito dalla varietà delle istituzioni americane e in particolare ero stato attratto dal concetto di "Fondazione”: un’attività privata che aveva il vantaggio di non dover rispettare troppe regole burocratiche e al tempo stesso, non avendo scopo di lucro, operare nell’interesse del pubblico e in particolare degli ammalati. Fu così che cominciai – con l’ingenuità dei miei 29 anni – a chiedere a quanti conoscevo e pensavo fossero interessati: "Perché non mi aiuta a realizzare una Fondazione?”. Le risposte non furono molto incoraggianti fino a che per pura combinazione non incontrai Mario Negri.

Era venuto in Università per incontrare il direttore dell’Istituto, il prof. Emilio Trabucchi, e da questi era stato dirottato nel mio studio. Mario Negri era un gcavMarioNegriioielliere milanese, cavaliere del lavoro, che aveva investito una parte dei suoi capitali in una piccola industria, la Farmacosmici, che oggi non esiste più. Era una ditta un po’ diversa dalle solite perché rappresentava i prodotti della multinazionale inglese Burroughs Wellcome che non aveva scopo di lucro e metteva i suoi utili a disposizione della Fondazione Wellcome Trust. E questa Fondazione, ancora oggi la più importante del Regno Unito, finanziava progetti di ricerca. Mario Negri era venuto per chiedere consigli e un aiuto per realizzare alcune ricerche. Colsi l’occasione per rivolgere anche a lui la solita domanda; e questa volta ebbi l’impressione che la richiesta non cadesse nel vuoto. Fu così che iniziò un rapporto di collaborazione durante il quale procedeva la definizione di che cosa avrebbe potuto essere l’attività della nuova Fondazione.
Alcune conversazioni avvenivano nel lussuoso ristorante Giannino, un luogo certamente poco accessibile ad un giovane ricercatore! Sono convinto che Mario Negri avrebbe desiderato vedere la nascita della Fondazione in vita, ma purtroppo ebbe una diagnosi infausta che richiese un ricovero ospedaliero. Due settimane prima della sua morte mi chiamò per confermarmi che erano state date tutte le disposizioni per la realizzazione di una Fondazione che si doveva chiamare Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.

istMarioNegriVecchioIl testamento, aperto nell’aprile del 1960, stabiliva le linee generali dello statuto e disponeva le risorse necessarie in liquidi e in azioni della Farmacosmici per un ammontare di circa 900 milioni di vecchie Lire.
Un aneddoto: i professori dell’Università, nominati ex-officio nel Consiglio di Amministrazione del Mario Negri, festeggiarono la disponibilità della cifra, mentre grande fu la delusione mia e del mio gruppo per non aver apparentemente nessun ruolo. L’avvocato che aveva letto il testamento, però, si era dimenticato di leggere anche un codicillo che mi nominava direttore del nuovo Istituto. Con grande entusiasmo ci mettemmo all’opera per ottenere il permesso di realizzare la Fondazione, allora nota in Italia con il nome di Ente Morale. Adesso è relativamente semplice, ma allora si doveva istruire una pratica al Ministero dell’Istruzione per ottenere il decreto da parte del Presidente del Consiglio e la controfirma del Presidente della Repubblica. Le pratiche amministrative e legali furono lunghe e complesse anche per la difficoltà di spiegare quali fossero le funzioni di un ente che non era né Università né industria, le sole due sedi in cui allora in Italia si faceva ricerca (e davvero poca all’epoca). Avuto il via dal Ministero della pubblica Istruzione, riuscii ad ottenere la firma del Presidente della Repubblica: era il 5 aprile del 1961.

Una volta raggiunta la possibilità di agire, si doveva decidere che cosa fare. Utilizzare gli interessi del capitale disponibile per sostenere un piccolo gruppo di ricerca o pensare più in grande utilizzando i fondi per costruire un importante edificio con l’idea di alimentarlo attraverso la ricerca? Prevalse la seconda soluzione e qui va ricordato con gratitudine l’aiuto ottenuto da due persone: Franco Russo, erede di Mario Negri, che mise generosamente a disposizione dei fondi per realizzare in anticipo il progetto per la costruzione dell’edificio, e Giordano Dell’Amore, presidente della Cariplo, per i suoi consigli sull’utilizzazione del capitale disponibile e per la concessione di un mutuo trentennale che si rivelò particolarmente favorevole. Iniziarono i lavori, ma subito vi fu un contrattempo: il terreno su cui doveva sorgere l’Istituto a Quarto Oggiaro era stato seminato per raccogliere carote e si pretendeva una buona uscita: mai delle carote furono pagate tanto! 

negriVecchioLa costruzione venne realizzata rapidamente ed era una meraviglia per quel tempo. Fu così che – nonostante un’ala dell’Istituto non fosse ancora terminata - il 1° febbraio 1963 iniziò un’avventura affascinante e stimolante.

I primi tempi non furono facili. Eravamo considerati un corpo estraneo con cui era meglio non avere rapporti. Fummo ignorati per molti anni dall’Università e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, che al tempo aveva l’incarico di distribuire fondi per i progetti di ricerca. Fortunatamente avevamo stabilito da tempo rapporti con gruppi internazionali per cui potemmo ottenere fondi, provvidenziali per i primi anni, da parte del National Institute of Health americano e da parte di Fondazioni internazionali. Riuscimmo anche a smentire la previsione che nessun giovane sarebbe venuto al Mario Negri per mancanza di prospettive e di carriera. Sotto il patrocinio della Regione Lombardia vennero istituite scuole per tecnici di laboratorio e di specializzazione in farmacologia per giovani laureati; in seguito si ottenne la possibilità di conferire il titolo di PhD in collaborazione con la Open University del Regno Unito.

ricercatoriIl risultato è rappresentato da oltre 6000 laureati italiani e circa 800 stranieri che si sono formati nel corso di questi 50 anni: molti sono rimasti al Mario Negri e la maggior parte di loro ha percorso carriere nelle Università, negli ospedali e nelle industrie. Il Mario Negri è poi cresciuto nel tempo espandendo le sue attività che comprendono attualmente il settore cardiovascolare, i tumori, le neuroscienze, l’ambiente, le malattie renali, i trapianti d’organo e le malattie rare. Dal laboratorio è sorta la necessità di trasferire i risultati alla ricerca clinica, collaborando con molti ospedali italiani e stranieri e poi istituendo una struttura clinica di ricerca.

bergamoNegli anni ’80 il Mario Negri realizzò una sede a Bergamo e una a Ranica (Bg) nonché la partecipazione al Consorzio Mario Negri Sud, localizzato a S. Maria Imbaro in provincia di Chieti. Attualmente quindi l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri è localizzato in tre sedi di cui è proprietario: Milano, Bergamo (Centro Anna Maria Astori), Ranica (Centro per le malattie rare Aldo e Cele Daccò) con un totale di oltre 850 addetti. Nell’insieme si tratta di oltre 40.000 mq di laboratori e uffici e di due residence con circa 60 appartamenti per ospitare ricercatori provenienti da sedi lontane. I risultati della ricerca sono raccolti in oltre 12.000 pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali e in circa 200 volumi.

Il Mario Negri non richiede brevetti, ma pubblica i suoi risultati a beneficio di tutta la comunità scientifica. Svolge anche un servizio per il pubblico attraverso centri di informazione sui farmaci e sulle malattie rare. Caratteristica del Mario Negri è sempre stata l’indipendenza dall’industria, dalle pubbliche amministrazioni, dalla politica, dai partiti, il che ha permesso di acquisire credibilità e di ottenere la fiducia del pubblico. 

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Ultimo aggiornamento: 19 maggio 2012 1.49.51 CEST